Deseriis, M., Lots of Money Because I am Many: The Luther Blissett Project and the Multiple-Use Name Strategy,<<In un contesto in cui un debito pubblico in crescita vertiginosa richiedeva a una classe politica screditata di effettuare tagli draconiani al benessere dello Stato, i centri sociali divennero un catalizzatore per una generazione di giovani che avevano poche opportunità di mettere in pratica le loro competenze in un mercato del lavoro stagnante>>, https://www.researchgate.net/publication/262821580_Lots_of_Money_Because_I_am_Many_The_Luther_Blissett_Project_and_the_Multiple-Use_Name_Strategy
Raunig, G., Fabbriche del sapere, industrie della creatività, Ombre Corte, Verona, 2012
Berger, E., Accelerazione. Correnti utopiche da Dada alla CCRU, Nero, Roma, 2021
Debord, G., Rapporto sulla costruzione delle situazioni e sulle condizioni dell’organizzazione e dell’azione della tendenza situazionista internazionale, Nautilus, s.l., 2007
Hardt, M., Negri, T., Moltitudine. Guerra e democrazia nel nuovo ordine imperiale, Rizzoli, 2004.
Lemahieu, T., Complottismi vs. potenza della letteratura, in “L’Humanité”, 14 Agosto 2018, https://www.wumingfoundation.com/giap/2018/08/intervista-humanite/. L'intervista tratta i temi delle potenzialità mitopoietiche della letteratura contemporanea creando un interessante collegamento tra il LBP e le teorie QAnon.
[Nota editoriale] Questo articolo fa parte di una serie di estratti tratti da Prospettive pluriversali e immaginazione, una ricerca dedicata alle relazioni tra ecologia, produzione culturale e immaginazione politica. Ogni testo è stato rielaborato per la pubblicazione nel Journal di [ZSD]Project e può essere letto in modo autonomo. Un laboratorio italiano
I due fenomeni approfonditi di seguito sono le esperienze condotte dalla CCRU in territorio anglosassone e quelle del gruppo dei Transmaniaci, attivo in Italia.
I movimenti, incontratisi parzialmente in alcune vicende, riflettono in modo sincero le novità introdotte nel mondo dagli sviluppi della globalizzazione e da tutti i fenomeni ad essa connessi. Entrambi operano in risposta alle interpretazioni della società contemporanea, puntando a sviluppare metodi di resistenza e speculazione che esplorano due ambiti diversi ma affini.
Affrontano lo schianto, il brusco colpo di frusta dato da un’accelerazione repentina del mondo attorno al proprio asse. Le loro esperienze sono imbevute dello spirito nichilista postmoderno: lasciano centrifugare tra loro stili, teorie, metodi e azioni, generando codici e linguaggi nuovi, veloci, ampi e repentini.
Così come la scena americana, anche il contesto italiano pullulava di vitali nuclei di sperimentazione. La pratica delle identità fittizie, ricerca di un multi-individuo in cui scomparire, amplificarsi e ricrearsi, è da riconoscersi già nei tentativi di Trax – sistema modulare a componibilità illimitata – ad opera di Piermario Ciani e Vittore Baroni nel 1976.
L’intera costellazione di progetti, iniziative e vicende non può essere compresa appieno senza considerare il contesto sociale diffuso nell’underground italiano agli inizi degli anni Novanta, rapportato alla rapida diffusione delle possibilità globalizzanti di Internet. La stagione dei centri sociali diffusi nei principali centri metropolitani rappresentava un periodo di fervore radicale e scalmanato, acuito dall’improvviso tracollo degli equilibri politici nazionali culminato nelle rovine della Prima Repubblica:
<<In a context in which a spiraling public debt required a discredited political class to make draconian cuts to the welfare state, the centri sociali became a catalyst for a generation of young people who were given little opportunity to practice their skills within a stagnant job market.>>
Il dibattito teoretico interno alla sinistra è centrale in tutta la vicenda, dal momento che anima i diversi approcci alla transizione dal fordismo al post-fordismo aperta dalla diffusione dei Grundrisse di Marx; il contesto italiano, brulicante di idee fin dagli anni della ricostruzione, sviluppa varie interpretazioni di questo macrotema.
L’operaismo riconsiderava il concetto di lavoro vivo come forza creativa capace di generare nuovi spazi di opposizione.
Un approccio più semioticamente radicale, portato avanti da Paolo Virno e altri, poneva attenzione alla relazione tra le facoltà di socializzazione e l’ottimizzazione dei processi produttivi.
L’analisi strutturale portata avanti in chiave femminista interpreta, allo stesso tempo, tutti i momenti di socializzazione come parte integrante dei processi del capitale: lavoro domestico, cura e prostituzione non sono più da considerarsi lavori improduttivi, ma fasi cardine dei processi di produzione e riproduzione.
I tanti studenti protesi al sostegno delle cause libertarie alla fine degli anni Ottanta ebbero modo di approcciarsi all’azione con la consapevolezza, maturata negli anni attraverso le varie esplorazioni appena citate, che il lavoro immateriale (inteso come facoltà affettive, cognitive e linguistiche) fosse una vera e propria forza sociale trasversale, capace di generare valore oppositivo a un inglobante processo di asservimento macchinico dell’intelletto e del linguaggio, dell’informazione e della comunicazione, della forza inventiva e immaginativa.
Sfruttando le nascenti reti come Cybernet per diffondere testi, autoproduzioni e informazioni nei vari centri autogestiti, i gruppi autonomi toccarono con mano la possibilità di creare vere e proprie imprese politiche autonome dalla crescente influenza sociale.
Questa introduzione risulta utile per approcciarsi all’esperienza del Luther Blissett Project, capace di riunire nel suo percorso istanze manifestate in proposte irriverenti e provocatorie con l’intento di mettere in discussione paradigmi sociali consolidati.
Il progetto Transmaniaci
I Transmaniaci, progetto bolognese di Roberto Bui e Riccardo Paccosi, erede di queste tradizioni, lavorano alla formulazione di una nuova teoria rivoluzionaria:
<<combinavano diverse teorie, tagliate, mescolate e decomposte in un patchwork insurrezionalista>>.
L’implosione del tempo citata in precedenza si manifesta, in questo caso, nell’interpretazione dell’accelerazione capitalista come riformattazione di tutte le configurazioni sociopolitiche, dalla funzionalità dello Stato alla percezione del tempo.
Vivono la postmodernità affrontandone l’instabilità dei flussi, risputandola in uno stile frammentato fatto di azioni orrorifiche in giro per Bologna e détournement di spazi cittadini da occupare. L’obiettivo finale, che emerge dall’ampia produzione teorica del collettivo, è quello di resistere alla crisi postmoderna della socialità (descritta in quegli anni da Jameson, Hardt e Negri), proponendo una via di fuga dall’idea di un mondo perduto e accettando la morte della sfera sociale come un evento positivo, oltrepassando la soglia che inaugura la dissoluzione delle regole dialettiche del nuovo ecosistema capitalista.
Partendo dalle derive psicogeografiche, intendono affrontare la deterritorializzazione e la dromificazione proprie dell’architettura postmoderna:
<<Couldn’t we get a revolutionary theory from the exposure of our bodies to the violent laceration of the territory? Couldn’t we play with, and on, this new psychogeographic level? That is the Transmaniac Project.>>
Le performance nello spazio pubblico messe in piedi dai Transmaniaci attentano a una concezione di identità simulata e dissolta nelle reti della comunicazione. Nelle loro stesse parole:
È l'ora di cena in una tranquilla sera italiana.
Milioni di bocche spalancate e televisori accesi dietro porte 'blindate".
Appartamenti con figli, genitori e arredo standard. La violenza sta chiusa nei ripostigli, che tira la catena.
Nessuno "sa più qual è il proprio posto" con emozioni medie e vacillanti.
È finalmente il tempo della Relativa Quiete: nessuna sommossa giù in strada. Le Scelte e i Conflitti vanno in onda su più canali con primi piani e colori quasi naturali.
E c'è una generazione transfert-catodica che non è più qui. È entrata nel televisore sostituendosi alla propria rappresentazione. La realtà è uno spazio temporale che bisogna attraversare per poter tornare dietro al vetro.
Il Sistema Informativo interpreta gli avvenimenti, li raccoglie e organizza per tendenze, in una sorta di serial dove ciascuna fascia sociale si riconosce e adegua.
Dunque la Soluzione Globale pare essere vicina.
C'è quiete, ma non è una qualunque quiete della sera perché il suo nome è Assenza. Dove si nascondono i giovani intesi come "teppaglia" decisa a cambiare le Regole del Giuoco, anzi il Giuoco? Come sopravviverà questa generazione mugugnante alla mediocrità del proprio balbettio? Dove sono finiti gli angeli? Perché non si fanno vivi i Demoni? Storicizzeremo la sostanziale acquiescenza degli incendiari nati già pompieri nel tempo epocale della fine di un secolo, alla vigilia del Duemila: scansione mitologica temuta e sognata lungo mille anni? Eppure in molti l'avevano previsto. Il problema non è se ci si debba o meno scandalizzare bensì allarmare.
Il Potere sembra non avere più nulla da temere: non produce più i suoi anticorpi deboli, i piccoli fuochi di rivolta. Non è che "dorma". Muta, come mutano le microstorie che controlla. Il problema vero sono i suoi strumenti. Esso non "pensa" e non ha un "luogo" ma il linguaggio nuovo e drastico ci arriva. Il capitalismo che tutto ha sbaragliato sfonda le ultime trincee scavate dentro la coscienza.
Questo pensiero dovrebbe bastare perché si erompa a spezzare questa Sera italiana rituale e volgare. (Blissett, 1995)
L’infezione LBP
L’evoluzione del percorso di Bui e Paccosi, che parte dal collettivo Transmaniaci, passa per l’unione con altri gruppi attivi nello stesso ambito e confluisce nell’esperienza del Luther Blissett Project con il medesimo statement:
<<sovversione ludica del capitalismo postmoderno attraverso una rivoluzione operata nei modi di un’infezione virale, un’infestazione delirante che si sarebbe diffusa attraverso i relé cibernetici che costituiscono le impercettibili infrastrutture del nostro mondo virtualizzato>>.
Questi intenti prendono in prestito i linguaggi diffusi negli ambiti nascenti dell’hacking e della cybercultura digitale e si concretizzano in azioni di disturbo dei servizi pubblici, scenate (e intere scenografie) di agitazione orrorista, communication guerrilla orientata politicamente a détournare i messaggi veicolati dai mezzi di comunicazione di massa.
Nonostante le azioni più note siano quelle relative ai media, Antonio Caronia mette in guardia da un’interpretazione semplicistica delle pratiche blissettiane: non si tratta di una semplice parodia dei media o dell’arte contemporanea. Il centro dell’azione si rivela radicato nel dibattito filosofico di fine Novecento e, in particolare, nel pragmatismo blissettiano, che punta a ridefinire i concetti di verità, realtà e identità: la verità è un nonsense (Blissett, 1996).
Da Luther Blissett a Wu Ming
Sebbene il manifesto conclusivo del progetto risalga al settembre 1999, lo spirito del Luther Blissett Project è rimasto vivo. Lo dimostra l’appropriazione del nome da parte degli artisti Eva&Franco Mattes (0100101110101101.org) che, tramite gli spazi immaginativi aperti da LBP, costruiscono il caso Darko Maver durante l’anno successivo.
Il progetto riprende e amplia le premesse poste dai casi Kipper e Loota, esempi di mitopoiesi omeopatica mediatica che puntavano a creare un grande cortocircuito tra stampa locale e nazionale, amplificando la tendenza al panico degli spettatori.
Il caso Darko Maver era caratterizzato da una maggiore complessità e ampiezza. La sua figura emerge dalla Croazia post-dissoluzione della Jugoslavia, durante gli anni della guerra civile, come un artista che produce manichini estremamente realistici inscenando brutali omicidi in luoghi pubblici. I vari ritrovamenti, segnalati alla polizia dai comuni cittadini tra il 1992 e il 1997, vengono rivendicati dal blog italiano Free Art Campaign come parte di una performance artistica intitolata Tanz der Spinne.
È proprio in quel periodo che Darko Maver viene imprigionato in Kosovo per propaganda antipatriottica. Mentre la curiosità del mondo dell’arte cresce attorno a questa misteriosa figura — nel 1998 il suo lavoro viene presentato alla Kapelica Gallery di Lubiana — si diffonde la notizia di un secondo arresto, seguito dal ritrovamento del suo corpo senza vita nella cella in cui era stato relegato.
Il sistema dell’arte, galvanizzato da tale informazione in bilico tra omicidio di Stato e suicidio come culmine di un progetto di performance radicale (in tal caso farebbe eco al già citato Seppuku!), digerisce la pratica di Maver come una radicale interpretazione dell’uso propagandistico della violenza durante la guerra balcanica, fino a rendergli omaggio in occasione della 48ª Biennale di Venezia.
La vicenda termina con la pubblicazione del comunicato stampa intitolato The Great Art Swindle, firmato da 0100101110101101.org e Luther Blissett, nel quale viene svelata la vera natura del progetto, l’origine delle fotografie e dei manichini e il senso dell’operazione concettuale, capace di mettere in luce la bulimica tendenza del capitalismo culturale caratteristica del sistema dell’arte.
Dopo questo evento cruciale, l’avventura del Luther Blissett Project prosegue, cavalcando un’iperbole teorica coerente, nella confluenza di tutte queste peculiarità nel progetto Wu Ming, che si presenta al pubblico con Q, criptico romanzo storico pubblicato all’alba del nuovo millennio (e seguito da molti altri), i cui significati allusivi sono ancora oggi oggetto di dibattito.