[Fritjof Capra], nel suo progetto monumentale di divulgazione della concezione sistemica della vita sviluppata nell’ultimo mezzo secolo in varie ricerche (che ha fornito continui spunti al presente capitolo), racconta lo sviluppo della cultura umana – intesa nel più ampio senso di espansione gnoseologica del sapere – identificando due macro vettori.
Ogni vettore porta con sé determinati valori, impiegati nel tempo e posti alla base di conquiste, scoperte e interi filoni disciplinari autonomi capaci di creare le rappresentazioni del mondo in cui oggi siamo immersi.
Secondo la concezione proposta dal fisico austriaco, i vettori coincidono con le concezioni filosofiche del meccanicismo e il vitalismo, correnti di pensiero tramite le quali possiamo ripercorrere lo sviluppo della consapevolezza umana del mondo circostante.
Dire che le due interpretazioni filosofiche procedono in direzioni opposte e oppositive potrebbe stimolare un immaginario eccessivamente semplicistico della faccenda, nonché errato: le due visioni condividono un obiettivo ideale di ricerca e un punto di partenza ma al contempo differiscono per tutto il resto. Seguono diversi tragitti, e giungono a traguardi parziali non conciliabili tra loro.
Lo scopo che definisce la direzione condivisa è univoco: fornire una spiegazione della vita e, per estensione, di tutto ciò che è proprio degli esseri viventi, umani e non. Ammesso tale obiettivo comune, tutto il resto risulta diverso a partire dalle interpretazioni degli aspetti base della natura e della conoscenza.
Mentre il meccanicismo (o determinismo) considera i processi vitali come il risultato di interazioni puramente fisico-chimiche, la visione vitalistica (o olistica) postula una forza vitale unica che anima i corpi viventi. Questa differenza sostanziale nell’approccio alla vita delle due correnti si manifesta in tutti gli ambiti sviluppati da tali premesse.
La metafora proposta da Capra per figurare il movimento reciproco di questi due vettori è quello di un pendolo caotico, termine che nella meccanica classica identifica un sistema fisico costituito da due pendoli attaccati uno all'estremità dell'altro, liberi ciascuno di oscillare rispetto al loro punto di ancoraggio: il suo comportamento dinamico è fortemente sensibile a piccole variazioni delle condizioni iniziali e il suo moto risultante è caotico.
Cogliere il fascino visivo del grafico risultante dall'analisi del moto del doppio pendolo, tralasciando qualsiasi pretesa scientifica, può aiutarci a figurarci in testa l’andamento reciproco delle due correnti filosofiche: quella meccanicistica, in blu, ha seguito un percorso maggiormente razionale, caratterizzato da fasi di ampiezza varia ma quasi lineare. La riflessione olistica, rappresentata dal rosso, ha seguito un andamento apparentemente più irrazionale e non-lineare come testimoniato dalle traiettorie evidenziate nel grafico.
Espandere la suggestione di tale schematizzazione ci concede la possibilità di mettere in luce anche un altro aspetto non trascurabile. Entrambi gli elementi del pendolo sono collegati tra loro da un punto di ancoraggio che ne definisce il comportamento reciproco; le due correnti di pensiero convivono nella nostra quotidianità e comunicano plasmandosi a vicenda. L’intera storia dell’esperienza umana sul Pianeta, riprendendo il discorso di Capra, è definita da queste oscillazioni che lui stesso identifica in momenti della storia principalmente votati alla razionalità e altri animati da una concezione olistica.
In questa cornice è quindi possibile individuare una continua alternanza della concezione dominante tra i due poli evidenziati, tenendo sempre ben presente che lo sviluppo di tali discorsi si protrae in modo disordinato e sotterraneo dall’inizio dei tempi: il prevalere di uno in un determinato periodo è dovuto a importanti rivelazioni capaci di sbilanciare l’equilibrio della bilancia prima di riottenere un nuovo momento di stasi.
Esempi cruciali che ci aiutano a comprendere in quali periodi della storia dell’uomo abbiano prevalso momenti lineari, razionali, deterministi sono quelli che si inseriscono nella tradizione cartesiana. Il metodo definito da [René Descartes], considerato alla base del pensiero meccanicista, propone un approccio sistematico e razionale alla conoscenza: grazie alle capacità indubitabili del pensiero, l'essere umano è in grado di conoscere tutto tramite un metodo di scomposizione e riduzione sempre più verticale che ci permette di analizzare la realtà per com’è ottenendo il dominio della stessa. L’era del determinismo scientifico, aperta dalla diffusione di tali premesse, ha portato alla categorizzazione netta di mente e corpo, lasciando campo libero all’esplorazione della natura come macchina regolata da leggi meccaniche da smontare e riassemblare in base al desiderio della mente scientifica.
Le implicazioni epistemiche di tale metodo, applicate in modo intensivo a tutti gli ambiti del sapere umano, hanno definito un cambiamento epocale nel prosieguo dell’attività cognitiva umana sul Pianeta.
In questo filone, i periodi della storia lineare coincidono con quelli di grandi teorie scientifiche: la dinamica, la gravità universale, l’elettromagnetismo, la termodinamica, la meccanica quantistica, la relatività, fino ad arrivare alle ricerche contemporanee nell’ambito della biochimica, della geoingegneria, e dell’ingegneria genetica.
Tali ricerche, per quanto importanti e essenziali allo sviluppo dell’attività umana sulla Terra, hanno favorito un approccio alla natura estremamente disfunzionale: l’idea cartesiana di universo come sistema meccanico sancì il diritto scientifico alla manipolazione e allo sfruttamento della natura, dissociando i valori umani da queste pratiche e consentendo agli scienziati di considerare i fatti scientifici come indipendenti da questi.
Poco prima abbiamo evocato il sistema fisico del doppio pendolo, specificando l’importanza del punto di ancoraggio intermedio capace di influenzare il comportamento di entrambe le estremità. Quel punto di incontro torna a essere significativo nel momento in cui notiamo che le principali evidenze scientifiche ai limiti dell’approccio deterministico alla vita vengono proprio dall’avanzare delle ricerche cartesiane sulla realtà.
Molti degli esperimenti scientifici che avevano l’obiettivo di dimostrare la perfetta linearità del sistema ormai inesorabilmente piegato alla razionalità umana, non hanno fatto altro che ammettere i loro limiti, aprendo al contrario ampi spazi immaginativi nella direzione opposta, ovvero quella che tendeva verso una visione non-lineare del sistema.
L’aspetto controverso nasce dal bias cognitivo derivante dal metodo cartesiano: se l'organismo dotato di pensiero rivendica la sua superiorità in quanto essere pensante quindi capace di dominare la natura con il metodo della scomposizione, tutto diventa scomponibile all’infinito in vista di una infinita conoscenza. Gran parte degli sforzi evolutivi della tecnica umana sono stati dunque mossi dalla necessità di creare gli strumenti capaci di metterci nelle condizioni di verticalizzare sempre di più il nostro spettro di analisi della natura.
Senza mai arrivare ad un punto finale; e qui giunge la parte interessante.
Qualsiasi strumento creato dall’ingegno umano ha generato grandi scoperte, e contestualmente grandi limiti: ogni risultato trovato dalle nuove ricerche scientifiche ha aperto a innumerevoli altre speculazioni successive, stimolando la creazione di nuovi strumenti capaci di permettere un’analisi ancora più profonda per giungere al medesimo stato di stallo.
Al volgere del XIX Secolo, quando le enormi rivelazioni della microbiologia arrivarono a definire aspetti costitutivi degli esseri viventi mai immaginati prima, tornò a diffondersi il dubbio della validità gnoseologica del metodo scientifico.
Le riflessioni che animarono i ricercatori organicisti si basavano sulla presa di coscienza che il metodo scientifico cartesiano alla base della fisica regina delle scienze poteva costituire un limite: scindere i sistemi di organismi interconnessi, e analizzarli in modo isolato, significava trattare la materia in modo improprio.
Come anticipato prima, a dare sempre maggiore autorevolezza a questo ragionamento furono i continui tentativi delle scienze classiche di specializzare la conoscenza della natura. In un certo senso, più la matematica e la fisica progredivano, più rendevano autoevidenti i propri limiti. Per limitarsi all’ambito della fisica, questo avvenne con gli approdi della fisica quantistica grazie agli studi condotti da eminenti scienziati nel corso della prima metà del 1900. L’impatto fu notevole, e si ebbe la certezza che molti fenomeni relativi alla struttura dell’atomo e alle sue proprietà non potevano essere spiegati tramite le strutture concettuali della fisica classica.
È interessante notare come questo insieme di fenomeni, estesi su vasta scala a tutti gli ambiti di ricerca, rispecchia per molti versi una sensazione richiamata nel capitolo 3 della presente tesi: l’insufficienza di un vocabolario adeguato a spiegare la realtà che ci circonda.
Questa osservazione ritorna nella consapevolezza raggiunta dai fisici atomici nel paradossale rapporto metafisico tra natura dei fenomeni descritti (costitutivamente non-lineari) e linguaggio usato per descriverli (estremamente lineare), concetto che Capra riporta citando Werner Heisenberg: <<Ciò che osserviamo non è la natura in se stessa, ma la natura esposta ai nostri metodi d’indagine>>
Il vocabolario di allora fu quindi arricchito da un insieme di teorici, riuniti da una visione organicistica, o sistemica, del mondo. Gli studi sulle nuove possibilità cognitive aperte dalla visione olistica partivano dall’interpretazione della natura come un tutto interconnesso, interrelato in una fitta rete di funzioni e attività inscindibili l’una dall’altra e quindi esplorabili solo rispettando queste proprietà. Per evitare semplificazioni superficiali, è importante ribadire che tali ricerche non partivano dal presupposto di sconfessare tutto il sistema basato sulla logica classica; è più opportuno immaginare i due metodi in modo parallelo, legati come nel pendolo citato in precedenza.
Il drastico spostamento di paradigma aprì la strada a innumerevoli interpretazioni dei fenomeni della vita in chiave sistemica, proponendo nuove versioni di tutte le stratificate definizioni elaborate dalla scienza classica. Le nuove ipotesi inglobarono dunque concetti che ridisegnavano l’intero concetto di essere vivente (e non-vivente), riprendendo termini quali [autopoiesi], [non-localizzazione], [auto-organizzazione], [proprietà emergenti], [pattern di probabilità], capaci di esercitare un grande fascino su tutti i paradigmi delle scienze cognitive e sociali, che a questo punto disponevano di un nuovo modello per interpretare la società e i fatti sociali.
L’insieme di queste declinazioni rientrano sotto l’etichetta di [teoria della complessità], branca della scienza moderna affermatasi anche grazie alle possibilità concesse dai supercomputer sviluppati negli ultimi cinquant’anni. L’esempio dell’esperimento Daisyworld, citato nel primo paragrafo, è uno degli esempi ideali per testimoniare l’incredibile ampiezza e varietà di ipotesi sviluppate in questo filone speculativo.
L'insieme di tali spunti, accolti con interesse crescente dal mondo della scienza classica e dall’opinione pubblica, ha portato alla definizione della già citata Ipotesi Gaia, una delle prime affascinanti formulazioni che ha permesso l’incontro di molti concetti proposti da ricercatori tra cui [Ilya Prigogine], [Humberto Maturana], [Lynn Margulis], [Alfred Redfield] e il già citato Norbert Wiener.
L’approccio sistemico sviluppato da tali premesse ha avuto implicazioni enormi su tutti gli ambiti della conoscenza umana; interpretazioni sistemiche sono state sviluppate in ambito medico, sociale, economico e, naturalmente, ecologico. Altri spunti interessanti, che potrebbero costituire stimolanti passaggi per il prosieguo di questa ricerca, sono da rintracciare nel campo delle scienze cognitive, quelle che forse più di tutte hanno la possibilità di valorizzare le potenzialità trasformative di un approccio non lineare.
La visione sistemica della vita ha profondamente influenzato le scienze cognitive, offrendo nuove prospettive sul modo in cui comprendiamo la mente umana e il suo rapporto con l’ambiente. Il presupposto fondamentale utile a inquadrare il discorso è il superamento del dualismo tra mente e materia, scissione concettuale che ha definito gli sviluppi della storia occidentale per secoli.
In risposta a questa visione, le proposte iniziali di teorici come [Gregory Bateson], [Francisco Varela] e Humberto Maturana tentarono di identificare la cognizione, quindi il processo della conoscenza, con il processo della vita.
Un certo modo di pensare alla natura e all’idea di scienza serve a supportare un certo tipo di definizione delle relazioni umane, e quindi una certa idea di società. Una certa idea di società serva a mantenere in essere e riprodurre certi rapporti di forza e quindi certe politiche economiche e di governance.
Questo ammasso di livelli – culturale, estetico, scientifico, politico, economico, ideologico – interagisce continuamente con il linguaggio e allo stesso tempo lo definisce, definendo anche i rapporti di forza materiali e dunque la costruzione dei nostri corpi, dell’ambiente e degli ecosistemi naturali
A differenza dei modelli riduzionisti, che cercano di spiegare la cognizione come il risultato di processi interni isolati, queste ricerche enfatizzano la relazione dinamica tra il cervello, il corpo e l’ambiente esterno. In questo contesto, la cognizione non è più vista come un’entità separata e autonoma, ma come qualcosa che emerge dall’interazione costante e reciproca con il mondo circostante, rapporto necessario nei sistemi viventi per permettere il continuo adattamento autonomo agli input esterni. Questo ci permette di dare forma alla cognizione non come il processo di rappresentazione di un mondo che esiste indipendentemente, quanto piuttosto la <<continua produzione di un mondo attraverso il processo della vita>>.
Nel momento in cui il processo di cognizione interagisce con sistemi neuronali complessi, l’essere vivente accede ad un tipo di cognizione di ordine superiore in cui strutturare la coscienza tramite l’autoconsapevolezza. Questo aspetto, scarto evolutivo emerso durante l’evoluzione delle grandi scimmie, è si è sviluppato lentamente e in modo continuo grazie alla creazione di sistemi di interazione sociale che hanno stimolato l’espansione del cervello di alcuni primati fino alla strutturazione del linguaggio e di altri sistemi astratti.
L’astrazione cognitiva è quella che, in questo superficiale accenno al tema, permette di concludere la presente ricerca ricollegandoci al tema dell’immaginazione come elemento cruciale per il nostro futuro.
© [ZSD]Project 2026
La vita è un pendolo caotico che oscilla incessantemente tra meccanicismo e vitalismo
Autore
Titolo pubblicazione
Edizione
Con il contributo di
[Zona di Scambio Differenziante]
Prospettive pluriversali e
immaginazione
Numero 0
Primavera 2025
Riccardo De Amicis
Lucia Giardino
La Rivoluzione delle Seppie
Giancarlo Norese
Paola Pietronave
Gabriele Tosi
Note1. il titolo prende spunto dalla serie di poster esposti in occasione di Documenta 15 presso la hall della Ruru Haus
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